
Bahrein–Italia, Roma come crocevia geopolitico: l’incontro tra Salman bin Hamad Al Khalifa, Papa Leone XIV e Giorgia Meloni
Una visita che segna un’epoca
Il 29 settembre 2025 entrerà nei libri di diplomazia come una giornata spartiacque nei rapporti tra l’Italia e il Bahrein. In poche ore, il Principe ereditario e Primo Ministro del Regno, Salman bin Hamad Al Khalifa, ha intrecciato due agende dal valore strategico complementare: al mattino, l’udienza con Papa Leone XIV e l’incontro con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin; al pomeriggio, il colloquio con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, seguito dal confronto alla Farnesina con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Un itinerario denso, che unisce il linguaggio dei simboli religiosi al pragmatismo politico ed economico. Non è soltanto un viaggio ufficiale, ma un tassello nella costruzione di una nuova architettura regionale in cui il Bahrein intende giocare un ruolo da protagonista, e l’Italia ha l’occasione di posizionarsi come partner privilegiato.
Il significato dell’udienza con Papa Leone XIV
L’incontro in Vaticano è stato il primo momento clou. Papa Leone XIV, eletto nel 2025 dopo la rinuncia di Francesco, ha impostato il suo pontificato sulla continuità del dialogo interreligioso e sulla promozione della pace.
Nei colloqui con il Principe Salman e con il cardinale Parolin, il comunicato della Santa Sede ha sottolineato “il compiacimento per le buone relazioni bilaterali” e la volontà di rafforzarle, con un accento particolare sulla politica bahreinita di coesistenza pacifica tra religioni. La dichiarazione congiunta ha richiamato anche l’urgenza di porre fine al conflitto in Medio Oriente, ribadendo l’impegno per la pace e per soluzioni condivise.
Questo passaggio non è secondario. Il Bahrein, monarchia del Golfo a maggioranza sciita governata da una dinastia sunnita, cerca da anni di presentarsi come Paese moderato, in grado di facilitare dialoghi difficili. La cornice vaticana aggiunge una legittimazione morale e simbolica a questo sforzo, accreditandolo presso l’opinione pubblica europea e internazionale.
Meloni–Salman: la dimensione politica ed economica
La tappa pomeridiana a Palazzo Chigi ha portato il baricentro sul terreno della politica e dell’economia. L’incontro tra Salman bin Hamad Al Khalifa e Giorgia Meloni ha rafforzato la dinamica inaugurata a gennaio 2025, quando la premier italiana si era recata a Manama, prima visita di un capo di governo italiano in Bahrein.
I due leader hanno discusso del rafforzamento del partenariato bilaterale, con particolare attenzione a investimenti e rapporti economici. Le cifre parlano da sole: nei primi sette mesi del 2025, l’interscambio Italia–Bahrein ha toccato i 297 milioni di euro, con un equilibrio quasi perfetto tra export (148,55 milioni) e import (148,52 milioni).
L’Italia esporta soprattutto macchinari (47,5% del totale), seguiti da mobili, materiali da costruzione, mezzi di trasporto, moda e agroalimentare. Dal Bahrein arrivano invece quasi esclusivamente prodotti in alluminio (87% delle importazioni), settore strategico per l’economia del Regno e cruciale per le filiere italiane dell’automotive e della metallurgia, in particolare il distretto del Sulcis.
Oltre i numeri: un MoU da oltre un miliardo
Durante la visita, è stato annunciato un Memorandum of Understanding da oltre 1 miliardo di euro, che copre investimenti in energia, difesa e filiere industriali. Questo accordo, al di là del valore economico immediato, segnala una chiara volontà: portare la cooperazione su un livello strutturale, non episodico.
Il MoU include anche una posizione congiunta su questioni geopolitiche, come la crisi di Gaza, con l’impegno comune a sostenere gli aiuti umanitari e a promuovere stabilità. In altre parole, economia e geopolitica diventano due facce della stessa moneta.
Il Bahrein come piattaforma GCC
Il Bahrein non deve essere letto solo come un piccolo Paese insulare con 1,5 milioni di abitanti. La sua posizione geografica, la stabilità politica e il suo ruolo finanziario lo rendono una piattaforma regionale. Per l’Italia, significa poter accedere in modo più agile al mercato saudita e, più in generale, al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).
Rispetto all’Arabia Saudita, più complessa e competitiva, il Bahrein offre un ambiente normativo più flessibile, tempi decisionali più rapidi e un clima d’affari favorevole. Non a caso, diversi Paesi europei e asiatici lo stanno già utilizzando come hub per progetti di tecnologia, sanità e innovazione.
Il ruolo dell’Italia e la traiettoria delle PMI
In questo scenario, l’Italia è chiamata a fare una scelta: restare un partner marginale, legato a forniture tradizionali, oppure proporsi come motore tecnologico e innovativo per la transizione industriale del Golfo.
Le PMI italiane hanno un vantaggio competitivo naturale: creatività, flessibilità e capacità di portare soluzioni chiavi in mano in settori come:
- Industria 4.0 e 5.0: automazione, digital twin, smart manufacturing.
- Energia e sostenibilità: rinnovabili, idrogeno verde, tecnologie di riciclo e riduzione delle emissioni.
- Sanità e biomedicale: servizi ospedalieri, apparecchiature diagnostiche, formazione.
- Agroalimentare e food security: know-how agricolo, trasformazione alimentare, sicurezza idrica.
Perché il nostro progetto è sulla strada giusta
L’incontro romano tra Salman, Leone XIV e Meloni conferma la centralità geopolitica del Bahrein. Il nostro progetto, che guarda a questo Paese come porta d’accesso per il Made in Italy nel Golfo, è perfettamente in linea con la traiettoria aperta dalle istituzioni.
- La dimensione valoriale (dialogo interreligioso, pace) sostiene la componente ESG e la reputazione delle imprese italiane.
- La dimensione politica ed economica (accordi governativi, MoU miliardari) crea lo spazio per partenariati concreti e finanziabili.
- La dimensione geostrategica (Bahrein hub GCC) offre una piattaforma di proiezione che amplifica il potenziale delle nostre iniziative.
In altre parole, la cornice istituzionale disegnata il 29 settembre 2025 è la stessa che abbiamo immaginato per il nostro percorso: unire innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione sotto il segno del Made in Italy.
Conclusione: il momento di agire
La giornata di Roma non è stata solo un evento di protocollo, ma un messaggio politico. Il Bahrein vuole consolidare la sua posizione di interlocutore privilegiato in Europa, e l’Italia ha già risposto. Ora spetta al sistema imprenditoriale, soprattutto alle PMI, tradurre questo clima favorevole in iniziative concrete.
Il nostro progetto, che integra export, innovazione e sostenibilità, non è un esperimento isolato: è la naturale prosecuzione di una traiettoria geopolitica in atto. Siamo sulla strada giusta, ma occorre accelerare: la finestra di opportunità aperta a Roma è destinata a catalizzare nuove alleanze nei prossimi mesi. Chi saprà muoversi ora, con visione e coraggio, sarà protagonista del futuro del Made in Italy nel Golfo.
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